
Nome: cuoredaliante
....perchè in fondo credo sia più stimolante il viaggio della mèta... il percorrere prima che l'arrivare....
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Anno nuovo e forse vita di sempre, ma di certo speranze ancora rinnovate, ancora vive in questa sorta di "contratto con la vita" che non le vede come accessori, ma piuttosto come parti vitali. Ritorno in queste pagine perchè, in fondo, sono sempre state un po' la mia casa, il mio rifugio, quel buco nell'albero in cui chiudersi al riparo dalle intemperie. Vorrei augurarti uno splendido anno e vorrei farlo col cuore anche se non so nulla di te, anche se non so nemmeno chi sei, ma vorrei farlo a modo mio, magari un po' strano se vuoi... lo faccio con questa piccola fiaba che ho scritto un paio d'anni fa proprio in questo periodo e che ora sento di nuovo mia...
Macito era un piccolo folletto del bosco,la sua casa si trovava ai piedi della grande quercia, subito dopo il fitto gruppo di sempreverdi che gli facevano un po' da scudo per i possibili ficcanaso, era un tipetto riservato e con un caratterino non dei migliori,dovuto probabilmente alla sua voglia di solitudine. Macito aveva un compito,un lavoro, ed era quello di ridare i colori alla natura dopo il passaggio di messer inverno. La neve quei giorni andava via via sciogliendosi e la terra stava tornando a prendere possesso del paesaggio, gli animali iniziavano a fare capolino dalle loro tane e come ogni anno il folletto si destò dal suo letargo invernale stiracchiandosi i muscoli indolenziti e la faccia un po' stropicciata ,si infilò il suo buffo vestito,il cappello aveva una punta che quasi sfiorava il terreno. Aprì lentamente la piccola finestra di legno dell'albero cavo ed un mare di luce entrò prepotente a colorare ogni cosa, socchiuse per un attimo gli occhi che poi si riaprirono grandi insieme al suo sorriso. Madre natura si serviva spesso dei folletti come aiutanti per via del loro carattere leale e sincero,magari un po' burbero,ma sicuramente chiaro e cristallino ed ecco che quindi nel bosco come in città,c'erano folletti addetti a qualsiasi cosa.... chi a far cadere le foglie gialle dagli alberi o chi accompagnava i venti a soffiare dove piu' c'era bisogno, senza nascondere però che di tanto in tanto anche i folletti fanno pasticci! Macito iniziò il suo lavoro, al suo passaggio le piante,gli alberi si destavano dal lungo sonno e piccole gemme iniziavano già ad apparire sulle lunghe fronde lasciate un po' raggrinzite dal freddo dell'inverno. Passava di tana in tana a dare la sveglia a tutti gli animali con un grande sorriso disegnato sul viso ed era decisamente piacevole essere svegliati in quel modo,aveva il sapore di una carezza,di un buffetto sulla guancia che ti sussurrava piano ...."svegliati.... è ora di tornare a vivere !" . Macito era orgoglioso del suo compito e cercava sempre di svolgerlo al meglio perchè gli dava gioia farlo, in special modo amava profondamente il viso tenero dei suoi amici animali al risveglio,anche di quel burbero dell'orso che nonostante il suo modo di fare ,in fondo gli voleva bene. Era davvero felice di dipensare quella felicità che gli pareva di toccare.... ora il suo compito volgeva al termine,la natura era sveglia ormai e tutto aveva iniziato a prendere anche i colori di quel risveglio. Era tempo di chiudersi ancora nella sua casetta.... Prima di ritornare al suo lungo sonno,Macito era solito fermarsi per ore alla piccola finestra di legno della quercia cava e sotto la luce della luna i suoi piccoli occhi tondi,sgranati sul mondo dicevano sempre la stessa cosa.... "quanto vorrei che un giorno qualcuno si avvicinasse e con una carezza e un buffetto sulla guancia mi sussurrasse piano..... "svegliati... è ora di tornare a vivere!".
Ore 9:05... siamo arrivati con quasi mezz'ora di anticipo perchè quando
vai in certi uffici non sai mai se conviene andare molto prima o in orario,
però personalmente preferisco l'anticipo. Tutti in questa grande sala con
il nostro numeretto fra le dita ad aspettare il proprio turno,qualcuno ride
e scherza,altri si lanciano sguardi durissimi e altri ancora non si degnano
nemmeno di uno sguardo. In quei pochi attimi di silenzio che a volte si
creano mi ritrovo a pensare a quello che sta succedendo,ma poi è come
se volessi per ora allontanare da me certe considerazioni un po' amare
ed allora inizio a parlare di tutto quello che mi passa per la testa,mi
ritrovo anche a scherzare con altri per la lungaggine della fila cercando
di capirne il senso ,il meccanismo... il perchè alcuni arrivano ed entrano
subito,mentre noi ci ritroviamo con il nostro numero "37" in mano a
seguire questa lenta processione non troppo silenziosa. Di tanto in tanto
l'austera porta marrone di legno scuro si apre ed una signora ne esce con
un pacchetto di fascicoli e come nel primo giorno di scuola chiama tutti
per nome avvisandoli così dell'imminente possibilità d'entrata ed ogni sua
uscita è marcata da un capannello di persone che gli si stringe attorno
per cercare di riconoscere nella flebile voce della signora il proprio nome...
Ore 10:00 siamo ancora accanto alla porta perchè non voglio rischiare di
perdere la chiamata solo perchè non ho sentito,quindi ogni quarto d'ora la
scena è la stessa,stessa signora che apre la porta,piu' o meno stesso
capannello di persone attorno e tempo che scorre via via fra battute o
occhiatacce degli astanti... Lei che mi dice di dover andare andare
a far la spesa se riusciamo a finire presto ed io che fingo un'espressione
annoiata dall'attesa, mentre dentro inizia a farsi largo un senso di vuoto,di
sconfitta,di malinconia...
io lo so che non potrebbe essere altrimenti,che a questo punto certe
decisioni vanno piu' o meno tranquillamente vissute con la logica delle
motivazioni che ti hanno portato alle stesse,ma spesso il cuore ha ragioni
che la ragione non capisce e certe emozioni ti colgono all'improvviso
senza nemmeno darti il tempo di prepararti. Ore 11:15 abbiamo capito
grossomodo la logica del sistema di chiamata,dai discorsi percepiti stando
accanto alle persone, che con la loro borsa di pelle ed il linguaggio
forbito lasciano intendere di essere senza dubbio piu' avezzi di noi
all'ambiente,riusciamo a desumere un numero d'entrata.... il 27... bè,non
manca molto allora.... infatti da li in avanti le entrate e le uscite si
susseguono sempre piu' velocemente fino al momento in cui alle 11:35
la porta di legno marrone si riapre e ne esce di nuovo la solita signora
questa volta pronunciando il nostro numero : "37".
Entriamo.... ci troviamo davanti due persone,una donna di mezz'età ed
un signore un po' piu' attempato lei ci mette davanti subito questo documento
con i due spazi in cui apporre le nostre firme,lei firma poi quando tocca a me
il signore mi chiede "ne è certo? non avete ripensamenti o possibilità di ritorno?"
io mi fermo un attimo con la penna a mezz'aria e mentre gli spiego che
siamo arrivati a questa conclusione dopo anni di prove,di malumori,di
troppo tempo vissuto nel peggiore dei modi,senza di certo liti furibonde
ma con l'assoluta impossibillità di un dialogo che esulasse dalla normale
gestione di casa e senza tutto il bagaglio di attenzioni ed interesse che
legano chi ha deciso di stare insieme per sempre... mentre gli parlo
colgo nei suoi occhi un senso di fastidio per non aver ricevuto in risposta
il piu' semplice e conciso dei no. Usciamo dal tribunale,passiamo a piedi
davanti ad una panetteria e lei si ferma a prendere pane e un dolcetto
per Matteo per quando tornerà da scuola... "ok,io ho la macchina all'autosilo....
ci sentiamo allora... ciao".
Mi giro e mi allontano lentamente,mi volto e vedo che lei si allontana a
grandi passi ed è quasi una sorta di metafora questo nostro allontanarsi
prendendo due strade completamente opposte. Attraverso la strada,
raggiungo il parcheggio e salgo con l'ascensore fino al quarto piano
dove avevo lasciato la macchina,la vista della città da quassù è davvero
particolare,rimango affacciato a quel muretto per cercare di capire...
è come se fossi davanti a me stesso e mi guardassi in faccia cercando il
momento giusto per chiedermi "come stai?"... non lo so... ti giuro
che non lo so...
e non riesco nemmeno a capire perchè sto piangendo....
Passati,finiti,come sempre spariti e inghiottiti dal tunnel dei ricordi,anche questi pochi giorni di ferie se ne sono andati,ma bene,"dentro il mio vaso" con la stessa mobilità di una pianta grassa ed un po' anche con le stesse esigenze:poca acqua e nemmeno tanta luce! E' stato un periodo piuttosto intenso questo,preso da mille cose,da altrettanti accadimenti che sembrano anche un po' segnare, o forse dovrei dire sfregiare la pacatezza del momento,ma nonostante tutto e col senno di poi... cose davvero di poco conto e nemmeno degne di nota in verità. Sono un po' zingaro in questo periodo perchè mi ritrovo in bilico fra un'appartamento da finire ed una casa che ho abitato per quasi due anni da lasciare ed anche per questo motivo mi sono ritrovato a non poter rinnovare la linea internet.. questa sorta di cordone ombelicale che mi ha sempre legato a questo mondo fatto a volte di importantissime inutilità... Oggi sono passato dal mio amico nonchè vicino di casa (Osvaldo) per prendere in prestito una tazzina di internet,forse perchè sentivo il bisogno di aggiornare in qualche modo queste mie pagine,sicuramente piu' per me che per qualcuno. Grazie a te che sei passata a salutarmi ed hai lasciato un segno del tuo passaggio,io posso sembrare un compagno di blog assente perchè in poche occasioni lascio traccia del mio passaggio,ma certe pagine,le pagine che ho scelto le leggo volentieri e ritorno spesso a visitarle(tranne ora per.... telematica impossibilità) . E' un periodo fatto di calma strana,di cene con gli amici di sempre,dove per "sempre" intendo questo mio inizio di vita da due anni a questa parte.... perchè è un modo come un altro per chiudermi in tutto ciò che ora mi da sicurezza. Si è fatto largo un refolo di leggera diffidenza verso parole e persone... e persone che hanno usato parole senza nemmeno capirne il senso e per me che le parole hanno un senso, è stato come addentare una splendida mela rossa e ritrovarsi poi lo sgradevole sapore del guasto in bocca. Buffo come a volte mi renda conto di essere fin troppo positivo perchè,nonostante tutto, sento ancora quel sapore di salsedine che riesce a resettare ogni cosa e così certi scarabocchi della vita rimangono solo li ad aspettare che la gomma del tempo passi a fare il suo lavoro... La consapevolezza è sempre la stessa cioè quella dell'avere ancora parole fra le dita che non ho usato,ma che tengo in quella cantinetta come una bottiglia di vino pregiato in attesa della giusta occasione... della giusta cena.
Buona vita.
...una tazza di caffe,come sempre nero fra le dita e iniziano così queste mie due settimane di ferie. Come tutti del resto,credo di essere arrivato piuttosto stremato a questo agognato tempo e ancora non ho preso coscienza del fatto che questa mattina non sono a lavoro,sebbene quello strano meccanismo che ho in testa mi abbia fatto aprire gli occhi puntualmente alle sei e mezza!... e ora?.. che si fà? bè,ci sono un sacco di cose da fare... i lavori del mio appartamento da seguire,la banca per il mutuo,ma piu' di ogni altra cosa voglio prendermi questo tempo per riflettere meglio su alcune cose e persone che ho lasciato,per così dire... in sospeso. E' come se ci fosse il bisogno di fare pulizia,come quando ti ritrovi mille numeri nella rubrica del telefono e di alcuni non hai nemmeno piu' memoria del proprietario... allora sarebbe bene cancellare tutto quello che non serve e ripartire con la memoria del telefono pulita,con solo quei numeri a cui sai chi risponde,quei numeri che ti servono veramente e quegli stessi numeri a cui servi tu. Ho appena spedito un messaggio multiplo ai miei amici per la mia cena di compleanno e mi fa piacere essere a casa in questo periodo perchè potro' organizzarla come piace a me,con tutti quei piccoli particolari sulla tavola che io amo da morire... un'altra cosa piacevole è stata la telefonata di alcuni ex colleghi che mi hanno semplicemente detto: "...è un po' che non veniamo a cena da te, ci inviti?" ...bè come dir di no ad una tale velata richiesta? scherzi a parte,non puo' che farmi piacere il fatto che nonostante non lavori piu' con loro da quasi un anno ci sia ancora la voglia di vedersi. Ho davvero bisogno di un po' di "silenzio",ho voglia di andarmene al lago e sedermi su una panchina a leggere o solo a guardarmi attorno per tornare a vedere quei semplici colori che ho sempre amato... ho voglia di montagna,di sdraiarmi su un prato e giocare ancora a dare una forma alle nuvole.. ho voglia di tante cose e non so nemmeno se riuscirò mai a farle tutte in questa vita,ma piu' di tutto,ho voglia di te.... chiunque tu sia.
buona vita
...mi sono confrontato con tanti tipi di atteggiamenti in vita mia,dalla gioia all'odio... dal rancore all'ammirazione e per ciascuno ho sempre trovato la giusta collocazione,il giusto contesto,la spiegazione del perchè a volte la gente agisce in quel modo, e nella "gente" mi ci metto ovviamente anche io. L'egoismo,ecco questo è l'ultimo sentimento,l'ultima emozione con cui mi sono misurato. L'egoismo di chi ha deciso anche per te quale sarà la destinazione del viaggio e sebbene tutto questo non venga compreso,l'egoismo gli fa chiedere :"ma perchè non accetti?".... perchè tutti sono trincerati dietro le loro posizioni e nessuno,nemmeno per un secondo,si ferma un attimo a cercare,a sforzarsi di capire... come stia chi subisce certe decisioni?...no, viene più semplice stizzirsi perchè,chi sta cercando di continuare il viaggio decide di non avere davanti certi passi che non comprende,ma che causerebbero solo dolore... a volte non appaga essere una "splendida persona",tuttavia continuo ad amarmi,con tutti i miei difetti.
".... in nocte veritas" perchè solo certe notti hanno la pazienza di calmarti il cuore e di darti una visione differente delle cose...
"... perfino quando la scelta è concorde
la guerra,la morte,la malattia assediano l'amore
lo rendono momentaneo come un suono
furtivo come un'ombra
fuggevole come un sogno
breve come un lampo che in una notte nera
sveli ad un tratto cielo e terra
ma prima che si possa dire "guarda!"
le mascelle del buio l'hanno divorato
così in un istante svanisce
ogni cosa che brilla"
W. Shakespeare
La compagnia è la stessa,quella di sempre da poco piu' di un anno a questa parte... Osvaldo,Paolo,Eveline,Lia,Marina...ed io... pizza questa sera,un po' come spesso ci esce quando da un semplice pensiero tiriamo fuori una serata da passare insieme, e così è stato. Ci si ritrova da Eveline poi due passi,tanto la pizzeria è vicina.. a tavola come sempre si sparano tappi di bottiglia e cazzate a piu' non posso,ma c'è questa strana alchimia,tale per cui,a volte basta iniziare una frase che l'altro la finisce. Le ragazze ormai ci hanno fatto il callo e ridono,ridono credo anche del fatto che a quarant'anni suonati ci sappiamo perdere in un dedalo di sciocchezze dalle quali non usciremo mai,ma anche questa sarà di certo l'ennesima occasione per riderci su. Dopo la pizza tutti da Eveline,in questo piccolo quadrato di polmone verde dietro casa il respiro pare allargarsi,seduti in giardino attorno ad un tavolo dove "Eve" ha sistemato delle piccole candele dentro alcuni bicchieri posti a cerchio,creando un'atmosfera davvero particolare... un po' come quella che avresti in sere d'inverno davanti ad un camino acceso e scoppiettante... c'è sempre tanto da dire e fra il "sacro e il profano" escono,anche con un sorriso, scampoli di vite vissute,i problemi dei relativi divorzi visto e considerato che l'allegra brigata è composta da sei persone separate.... forse il pensiero vola ad affibiarci un logo tipo... il "club dei primi consorti",ma sento prima gli altri due... di sicuro qualcosa ne esce. E' vitale per me tutto questo,perchè ha il sapore ed il colore del piccolo giardino di Eve,è un qualcosa di accogliente e se anche non l'ho mai detto per pudore è perchè dietro quel che a volte può sembrare sicurezza,si nasconde sempre quel bambino che ancora non ha trovato la giusta direzione,il viaggio dalla mèta definita. La frazione di secondo che rimane scoperta dalle voci di qualcuno é riempita dal rimbrotto di Osvaldo diretto a Paolo per l'ennesima ventata di fumo che il vento gli ha portato "sottonaso"... ovviamente il tutto condito dallo sbuffo di quest'ultimo che si rigira poi a strigliarmi per i troppi sms che avevo ricevuto in serata... e da qui,memore di una piu' ben nota pubblicità, ne è uscito quell' "io te la estirpo quella tariffa!" Eve tiene banco,come spesso fa e sa fare,mentre Marina la guarda assorta in chissà quali strane elucubrazioni,insieme a Lia sono le piu' riflessive del gruppo,a volte pare raccolgano i nostri discorsi come dati in un faldone per poi analizzare a freddo la risposta piu' idonea... I ragazzini che siamo invece sono sempre dietro l'angolo pronti ad assalire con l'ennesima battuta. Ci sono stati momenti bui per qualcuno,ma a volte in silenzio altre anche defilandosi un po' si è sempre saputo trovare il modo giusto per sostenere quella piccola interruzione del volo,per poi prepararsi alla ripartenza. Il mio viaggio è sempre stato pieno di volti diversi.... viaggiatori che sono saliti sul mio stesso vagone per poi scendere qualche fermata piu' in la, qualcuno è sceso salutando col sorriso,altri dandomi le spalle,ma... tant'è... Ora sono io ad essere salito su questo vagone già pieno di passeggeri e mi ci sono trovato subito bene senza imbarazzi di sorta a volte senza nemmeno frenarmi poi troppo,anche se certe sfaccettature credo siano piu' figlie di altro tempo da passare insieme. E' tardi. Domani la sveglia suona alle sei e mezza,è ora di tornare a casa.... aiutiamo Eve a sistemare le sedie, qualcuno spegne le candele... non marina perchè a detta di altri l'ultima volta ha usato un modo poco "ortodosso"... già... a detta di altri perchè in quella sera io non c'ero,sai, capita... quel momento buio.
Ce ne andiamo,ma già c'è un altro appuntamento fissato per mercoledi.... cena da me,quindi un momento ancora per vederci (anche perchè poi Eve parte per le ferie) ed un altra occasione per noi maschietti di vederci prima,cioè questa sera ad organizzare il menù per la serata. Ci lasciamo così,fra le foto di Eve da bimba e l'immancabile rito dei saluti e baci che suona come un reciproco ringraziamento per la serata e per la compagnia.... Grazie a voi.... alla prossima!
Già... si era detto che doveva essere un nuovo viaggio mentre a volte mi ritrovo fermo alle solite stazioni di sempre. Ho cercato attimi da cambiare con attimi diversi,ma nello scambio ancora c'ho perso perchè la stupidità stà tutta nel voler cambiare certi momenti... è difficile per me uscire da questo stato di stallo d'emozioni e a volte la mia paura si diluisce nell'incoscienza del giocatore che punta un altro inganno conscio del rischio di vincere solo il proprio danno... Risalgo ancora le scale della coscienza fino alla soffitta del cuore e cerco di farmi largo fra il buio dei miei intenti fino a raggiungere quel grosso baule dove ho riposto tutti i miei sogni... lo apro e vedo che ci sono ancora tutti,li conosco uno per uno, alcuni sono un po' sdruciti,altri scheggiati,un paio mi si sono rotti nel tempo,ma comunque ci sono tutti... ora rimango qui un po' a lucidarli,ad accarezzarli,a saggiarne di nuovo la consistenzae a prepararli,come fossero un bagaglio,per il viaggio di domani... La paura è un'amica e non è sempre un brigante di strada,è un autogrill dove fermarsi a fare il punto del viaggio con la cartina alla mano cercando a volte di indagare sul perchè a certi bivi si è preso una strada piuttosto che l'altra... certo,le decisioni prese dovrebbero vivere di certezze,ma chi non ha dubbi? chi si muove sicuro nella stazione con la certezza assoluta del treno da prendere? io sono un viaggiatore,non da giro del mondo spavaldo,ma da piccoli e costanti viaggi,perchè credo che anche a piccoli passi si possa raggiungere il punto piu' lontano ,un metro dopo l'orizzonte. Non chiedermi come mi sento perchè in questo mio scrivere è racchiusa tutta la mia impossibilità a spiegartelo... confuso,spaventato,disorientato,ma sempre con quella valigia mai disfatta e quel motore acceso dentro che prepara al viaggio... non so quando,ma.... è tempo di partire...
buona vita
La cucina era tutta un subbuglio per l'arrivo dei nuovi ospiti, tutti i piatti e le pentole erano riuniti attorno al grande camino ,dove, al centro del piano di pietra ,facevano bella mostra di loro una manciata di fiammiferi legati fra di loro con un pezzo di spago. A fianco, poco piu' in là li osservava un vecchio acciarino. I fiammiferi tutti in coro stavano parlando delle loro nobili origini:
"noi proveniamo dal pino piu' vecchio e piu' alto,posto in cima alla piu' alta collina del paese. Dal suo tronco è stato ricavato l'albero maestro di una grande nave che ora sta girando per tutto il mondo scoprendo posti sempre nuovi"
Da un cassetto fecero capolino il mestolo e la forchetta che, estasiati dal racconto, incitarono i fiammiferi a proseguire e questi,tronfi d'orgoglio, non se lo fecero certo ripetere... proseguendo:
"Dai rami piu' robusti, abili falegnami ed esperti intarsiatori ne hanno ricavato stupendi bastoni da passeggio dalle incisioni piu' incredibili e statuette,piccoli soprammobili che adornano le case piu' belle del paese"
Il vecchio acciarino,dal suo angolo, seguiva quei racconti con la bocca un po' annerita dalla fuliggine delle mille accensioni di tutti quegli anni e con la calma di chi probabilmente ha capito qualcosa in piu' di come và la vita rispetto agli ardori giovanili di quei fiammiferi. Le tazzine da tè con i cucchiaini, nel frattempo, si erano unite al gruppo trovando quella storia piuttosto avvincente..... i fiammiferi proseguirono:
"Ma è dalle fronde piu' sottili ed aggraziate,quelle che ogni mattina venivano riscaldate dal primo sole,quelle che venivano ricoperte dallo splendido verde di tutti quegli aghi fitti fitti, è da loro che noi abbiamo origine,con tutta probabilità da quella che è la parte piu' nobile della pianta"
Mentre il racconto giungeva al suo culmine la porta della cucina si aprì e la domestica entrò. Tutte le stoviglie pensarono che fosse entrata per rendere omaggio a quella meraviglia di fiammiferi. La donna si avvicinò al camino e iniziò a sistemarvi legna al suo interno. Per il vecchio acciarino la scena era quella di ogni giorno,ma i fiammiferi lo guardarono con fare altezzoso e dissero: "vedrai che scieglierà noi" . La legna era sistemata,la domestica si trovò di fronte fiammiferi ed acciarino e si bloccò con esitazione.
"SCEGLI NOI.... SCEGLI NOI..." Gridavano in coro i fiammiferi. La donna , dopo un attimo di esitazione prese il piccolo pacchetto di fiammiferi,fra l'approvazione generale, e li accese tutti insieme sistemandoli vicino alla legna nel camino. I fiammiferi, eccitati da tutto questo, non la smettevano di gridare: "GUARDATE! AVETE VISTO CHE FIAMMA? E CHE COLORE? AVETE VISTO COME FACCIAMO BRUCIARE BENE QUESTA LEGNA?"
Nel loro inutile spreco di narcisimo non si resero nemmeno conto che la loro smania di apparire li aveva condotti alla loro stessa fine...consumandoli lentamente.
In un angolo,là sul piano di marmo del camino,un po' annerito dalla fuliggine del tempo e delle mille accensioni, il vecchio acciarino stava a guardare.
....strano momento questo suo,seduto su un cumulo di pensieri respirava piano per non turbare lo stato di calma apparente che si era costruito con dedizione ed impegno...e da li... pensava... che... ogni traguardo prefisso e raggiunto è una sorta di vittoria su una vita che,troppo spesso,ha molto poco da dare e da dire,quel vento di fierezza che gonfia a dismisura le vele dei nostri sogni vorremmo non finisse mai di soffiare,ma si deve anche essere coscienti del fatto che il nostro viaggio non è segnato solo da vittorie,conosce risultati anche meno trionfali.
Ed è quando si spengono le luci della ribalta che si rimane soli con se stessi... un po' come naufraghi aggrappati a sogni che non realizzeremo forse mai,ma non per questo fermeranno il viaggio,ed è comunque in quel tempo che facciamo meglio i conti con noi stessi,che abbiamo il coraggio di alzare gli occhi e di guardare in faccia le nostre paure,i nostri mostri e a quel punto,lontani dalle paillettes e dalle piume di struzzo si riesce meglio ad apprezzare anche le cose piu' "banali"... camminare su strade innevate mentre un sole freddo si staglia con violenza sui tetti delle case,osservare come lentamente l'asfalto emerge da quel manto bianco sporcato da pneumatici irriverenti o voli di uccelli a formare le piu' strane traiettorie in un'aria resa leggera da un clima rigido e a cornice di tutto... strappi di cielo blu cobalto.
Quante volte ho cercato occhi negli occhi della gente e quante volte ho abbassato gli occhi in segno di resa,a volte penso ad una casa laddove possano vivere anche i miei sogni,un posto dove avere la certezza di esistere e di farlo per qualcuno che non sia questa sola vita.
Un posto dove potrò la sera accendere ad uno ad uno frammenti di stelle per illuminare il sentiero e scacciare l'infantile paura del buio che si fa largo nel cuore all'improvviso come freccia scoccata da un'arco a fenderne il respiro.
Quant'è difficile a volte,scrivere,gettare su di un foglio parti del tuo cuore senza badare troppo alla forma,una cascata di sensazioni,emozioni che premono in quell'esile tratto di plastica ed inchiostro per poter uscire o sotto il frenetico movimento di dita sulla tastiera come svelti omeri d'ali.
Quant'è difficile a volte comunicare uno stato d'animo... che non sia la rabbia del momento... far capire al nostro interlocutore il momento di grande pace e serenità che ci avvolge o quella spessa coltre di malinconia che soffoca la nostra gioia mentre stringe a due mani le pareti del cuore.
Siamo a volte talmente impegnati a mostrare un'immagine ottimale di noi da non renderci conto che le fondamenta del castello dei nostri sogni urgono riparazioni.
Quanto vorrei che tu riuscissi a fare il download del mio cuore,per poterne leggere la struttura e capirne pregi e difetti... ci siamo messi l'uno di fronte all'altro e in una sorta di duello ci siamo strappati l'anima osservandola in controluce,senza la paura di scoprirci macchie,ma solo con l'urgenza di darsi.
Più prosegue il mio viaggio e più mi rendo conto che non esiste una mèta,perchè in fondo forse la mèta è il viaggio stesso... a volte mi sento come spettatore davanti alla rappresentazione del film della mia vita dove,dopo un primo tempo dal quale hai probabilmente intuito la trama,spero e confido in un secondo migliore,magari col... colpo di scena!
Ci sono giorni in cui vorrei urlare con tutta la voce del cuore e saltare oltre la riga a volte piatta di certi momenti... espandermi ,come cerchi d'acqua creati da un sasso nella speranza che uno di questi tocchi un giorno un'altro cerchio,creato da un'altro sasso,per dare vita ad un'altro viaggio... un'altro sogno.